La mostra inaugurale del nuovo spazio espositivo Alba Area Gallery di Brescia vede coinvolti Arcangelo, Roberto Dolzanelli e Armida Gandini. Tre artisti differenti non solo dal punto di vista anagrafico, ma anche per stile, ricerca ed estrazione culturale. L’esposizione intende mettere in risalto le personalità e le peculiarità di ogni artista: la struttura della galleria, suddivisa in tre candide sale, permette di allestire delle micro- mostre, nelle quali lo spettatore potrà apprezzare lo spirito, il messaggio e le differenti tecniche artistiche di ogni ciclo di opere.Nella prima sala vengono indagati i legami affettivi con l’antico e lo studio introspettivo tipici del percorso di Arcangelo: le teste in cera rinverdiscono i fasti della grande statuaria, mentre le opere su carta, che comprendono una serie di tecniche miste, sono riconducibili al ciclo autobiografico “Terra mia” caratterizzato da atmosfere cupe e drammatiche. Infine, la grande anfora di Arcangelo evoca la forma archetipica nella quale l’artista travasa i segni e i gesti del proprio fare artistico. La seconda sala è interamente dedicata a Dolzanelli: tra le diverse opere, si espone il lightbox di una “vergine nera” che ostenta un calice e l’installazione di una gazza ladra che, posta su un cristallino piedistallo, porta nel becco una croce argentata. Entrambe le opere sottolineano la forte matrice cristologica che distingue una buona parte dei suoi lavori. A contrasto, i grandi acquerelli ibridano l’essenzialità di un pacato rappel a l’ordre con l’afflato poetico dell’infanzia. Una serie che esalta le capacità dell’artista di creare sintesi estetiche che innescano una socialità visiva e allo stesso tempo profetica. Infine, la terza sala ospita il lavoro di Armida Gandini: recenti opere di collage, ove biglie multicolori che rimandano alle costellazioni famigliari e alla complessità delle relazioni, vengono accostate alla serie di fotografie dei volti dei grandi protagonisti della cultura. Volti assunti a “padri putativi” e accolti nelle mani di Gandini, e di tutti coloro che si sentono identificati in un profondo percorso culturale che ha contraddistinto il personale lavoro dell’artista.