Rassegna stampa Screziature

BRESCIAOGGI – 11.06.2016
Nonostante la situazione artistica odierna sia dominata da estetiche multimediali e da miraggi tecnologici, la pittura non smette di confermarsi come pratica e come necessità di riconquista della visione interiore, sempre alimentata da tensioni che animano l’uso dei propri mezzi. Essa sembra rimanere il linguaggio artistico più a misura d’uomo, con il proprio tempo esecutivo, estraneo ai modelli produttivi, arte del fare mentre si fa, dialogo serrato con il colore, la materia e il segno. Analizzare, dunque, le opere dei tre artisti, di generazioni diverse, Paolo Masi , Paolo Iacchetti e Gianni Moretti, riuniti nella collettiva «Screziature», curata da Alberto Zanchetta ed improntata sul fare pittorico, può offrire lo svelamento puntuale di come la pittura sia sempre un’emozione primaria, che l’evento del colore esprime nella sua originaria apparizione. NEL VOLUTO rifiuto di un approccio lirico e intimista, Paolo Masi si concentra su una ricerca razionalista, nella quale il colore e lo spazio vanno a costituire un «unicum» formale, sia quando il colore definisce lo spazio della superficie della tela, sia quando diviene volume, come nei «Contenitori di forma colore». Nell’opera, invece, «Inserti lineari a quantità percettive + rifrazione», del 1972, il colore si fa interprete della luce, perché è chiamato a reagire a quest’ultima attraverso dei supporti trasparenti in plexiglas, che trasformano la parete, in cui sono fissati, in uno spazio fosforescente, che imbriglia traiettorie di luce-colore. Anche la ricerca sul colore di Paolo Iacchetti è razionalista e di matrice minimalista, ma la sua costruzione visiva appare immobile e sfuggente, perché il fruitore si perde nello spazio monocromo, composto da un’impalpabile stratificazione di vari pigmenti. La pittura diviene qui interrogazione sull’assolutezza della visione astratta, ansia e instabilità visiva, che precedono la tensione rispetto al problema del vedere. Gianni Moretti, pur discostandosi decisamente dai problemi pittorici declinati da colore, luce e materia, praticati da Masi e Iacchetti, si addentra nell’emisfero dell’instabilità percettiva della visione attraverso una ricerca fondata sulla reiterazione degli stessi segni, che generano forme imprecise. Un’indagine, dunque, tutta focalizzata sulla scoperta del limite, e pertanto le sue opere si presentano come ipotesi segnica precaria, indagine sullo svilimento e sulla perdita dell’immagine, che manifesta l’ultimo atto di una narrazione imperfetta del dato reale. TUTTO SEMBRA collassare o ridursi a falsa parvenza della realtà, come la sagoma inconsistente di un corpo-animale nell’opera «Pensatoio», la cui forma sembra sottrarsi ad una possibile identificazione. L’artista, nel promuovere l’imperfezione come statuto della perfezione, sottolinea l’impossibilità di mantenimento di una forma stabile, in quanto sempre transitoria e fragile come qualsiasi elemento in natura. La sua pratica pittorica, infine, si riconferma non come un metodo qualsiasi da usare al posto di un altro, ma come riflessione lenta, che nella costruzione, ricostruzione e definizione dell’immagine evidenzia l’equilibrio non esattamente definibile di ogni elemento vitale. Paolo Iacchetti, Paolo Masi e Gianni Moretti: «Screziature»; Brescia, Alba Area Gallery (Corsetto Sant’Agata, 22); esposizione aperta e visitabile fino a giovedì 30 giugno.
Giampietro Guiotto
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