Spena Eugenia

Leggendo Bauman mi ha colpita in particolare una sua frase:

“La modernità è la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”;

da qui ho iniziato ad interrogarmi su come renderla tangibile con uno still life.

Tutto cambia.
Il mutare è l’unica cosa, insieme al Tempo, che l’essere umano non può evitare, controllare, nè su di sé, nè sugli oggetti che lo circondano.

La “cosa” come la “persona” si trasforma; di conseguenza, ragionando sull’idea di Bauman riguardo il cambiamento, non possochearrivareallaconclusione che nulla permane, rendendo tangibile questo concetto solo tramite l’astrattismo. Ma l’immagine astratta, ne a sé stessa, non funziona perché essendo statica, bidimensionale, ha il de cit di non poter rappresentare il cambiamento; per questo motivo, l’immagine, ha bisogno di un’istallazione, un caleidoscopio che continua a girare, a mutare. Ho scelto il caleidoscopio per sostenere il cambiamento perché credo possa essere l’unico oggetto, concreto, che si può avvicinare al concetto di permanenza. La caratteristica di questo oggetto è il continuo mutamento delle gure, astratte, al suo interno; gure che raramente si presenteranno due volte alla stessa persona. Il rapporto tra immagine e installazione lo si può de nire un ossimoro: l’immagine che è la rappresentazione di una parte del caleidoscopio, a sua volta, sostiene l’installazione perché è la prova tangente che un oggetto: sico, concreto, statico; muta, ma non in modo permanente